IO CI SONO

La mia fotografia nasce da una domanda.
Alcune domande le incontro nel mare, in una luce, in un corpo, in un gesto.
Altre le scelgo e diventano progetti da costruire, immagine dopo immagine.
Fotografo per cercare una risposta.
Racconto ciò che vedo.
Ogni ricerca comincia nello stesso modo.
Mi chiedo se ciò che sto osservando possa essere condiviso.
A volte la domanda nasce nel mare, in una luce, in un corpo, in un gesto. Altre volte prende forma da un’idea che mi accompagna nel tempo e diventa un progetto.
Con ogni fotografia provo a trasformare il mio sguardo in un racconto.
Ci sono domande che chiedono più di una fotografia.
Alcune immagini nascono e si compiono in un solo istante.
Altre domande hanno bisogno di tempo. Diventano sequenze, progetti, libri. Hanno un inizio, uno sviluppo.
Quando un progetto sembra concluso, qualcosa è cambiato.
Il mio sguardo non è più lo stesso.
Ed è da quel nuovo sguardo che nasce la domanda successiva.
Da alcune domande nascono i miei progetti
Che cosa ci trasforma davvero?

scopri il progetto:Dioniso
Dioniso è spesso ricordato come il dio del vino e dell’ebbrezza.
Lo studio del mito mi ha fatto scoprire un dio che agisce dall’interno, dissolve le certezze e rompe gli equilibri.
Da questa ricerca nasce un progetto che prova a raccontare quel momento in cui qualcosa cambia dentro di noi e non è più possibile tornare esattamente quelli di prima.
Il mito è diventato il linguaggio.
La fotografia il modo di cercare una risposta.
Che cosa resta quando incontro una persona?

scopri il progetto:Tracce di te.
Il ritratto, per me, non è la ricerca di una posa perfetta.
Mi interessa ciò che accade quando una persona smette di preoccuparsi di come appare e comincia semplicemente a essere presente.
La luce, il movimento e il tempo diventano il linguaggio con cui provo a raccontare non un volto, ma una presenza.
Da questa ricerca nasceTracce di te: un progetto che cerca ciò che rimane oltre la forma e oltre l’immagine.
Che cosa mi fa sentire a casa?

scopri il progetto:Mare Meu.
Non torno al mare per fotografarlo.
Torno per ascoltare il vento, seguire le onde e lasciarmi attraversare dal loro movimento.
Quando il mare è impetuoso, cerco di raccontarne tutta la forza.
Quando si calma, provo a prolungarne il movimento con la fotografia.
È questo mio esserci che rende il mare casa.
Fotografo per me.
Per molto tempo ho fotografato anche
attraverso lo sguardo degli altri.
Ho cercato quello che poteva piacere,
funzionare, essere riconosciuto.
Poi qualcosa è cambiato.
Non nella tecnica, ma nel modo in cui guardo.
Oggi fotografo quello che mi interessa,
quello che mi emoziona,
quello che sento di dover cercare.
Perché nel tempo ho capito
che questo è il modo in cui riesco a dire
quello che voglio dire.



