Sono un fotografo
Fotografo da molti anni.
Ho realizzato immagini per persone, aziende, progetti.
Per molto tempo ho pensato che il mio lavoro fosse soprattutto quello di saper vedere ciò che gli altri avevano bisogno di vedere.
Poi ho cominciato a chiedermi cosa volessi vedere io.
Sono tornato a fotografare da amatore.
Ho iniziato così,
per curiosità, per il piacere di cercare immagini.
Poi la fotografia è diventata il mio lavoro.
Ho fotografato per persone, aziende, progetti.
Ho imparato a costruire immagini per raccontare ciò che gli altri avevano bisogno di raccontare.
Oggi sono tornato a fotografare per me.
Sono libero di scegliere cosa fotografare,
come fotografarlo,
quando farlo.
Libero di seguire quello che vedo
e quello che sento.
Libero di raccontare
ciò che vedo e come lo vedo.
Le regole che scelgo
Credo che le regole possano essere
paletti che costruiscono un recinto.
Oppure paletti che indicano un percorso.
Scelgo alcune regole
e le uso per muovermi.
Il nero.
Il low key.
Il movimento.
Il tempo.
La luce.
Non sono gabbie.
Posso uscirne,
tornare dentro,
aggiungere un nuovo paletto
o spostarne uno.
Posso anche infrangere una regola
e continuare a essere sul mio percorso.
Questa, per me, è libertà.
Quello che non si vede subito
Viviamo in un mondo
che mostra tutto.
Io cerco uno spazio
per ciò che non appare subito.
L’anima delle cose.
Il genius loci.
A volte, perché no, Poseidone in persona.
Presenze fugaci,
che non si lasciano vedere
quando le cerchi.
Per incontrarle occorre rallentare.
Fermarsi.
Allungare il tempo.
Lasciare che una forma si perda,
che un luogo diventi irriconoscibile,
che lo spazio vuoto
possa accogliere qualcosa.
È lì che cerco.
In quello che rimane nascosto,
ma che per un istante
può diventare visibile.
Le immagini sono il mio modo di cercare
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