Non devi saper posare

Forse pensi di non essere abbastanza fotogenica.
Forse non ti senti in forma, non sai dove mettere le mani, non sai come guardare una macchina fotografica.
È normale.
Siamo abituati a vedere immagini di persone che sembrano sapere esattamente come stare davanti a un obiettivo. Immagini costruite secondo modi di essere e di apparire che abbiamo imparato a riconoscere, spesso senza nemmeno accorgercene.
Io non voglio insegnarti a fare quelle immagini.
Voglio provare a fare insieme qualcosa di diverso.

Tracce di te - Sara

Non dobbiamo trovare la posa giusta.

All’inizio può sembrare tutto difficile: non sai dove mettere le mani, come tenere il corpo, dove guardare, e mentre cerchi di fare quello che pensi sia giusto ti chiedi continuamente se lo stai facendo bene. Possiamo partire anche da lì, senza cercare di cancellare quello che conosci e senza trasformarti in qualcun’altra davanti all’obiettivo. Possiamo provare, cambiare, fermarci e ricominciare, ascoltando quello che succede al corpo quando smetti, anche solo per un momento, di controllarlo continuamente. A volte basta un piccolo movimento, un respiro, una posizione che non avevi pensato di fare. E allora qualcosa cambia.

Ascoltiamo quello che succede.

A un certo punto possiamo smettere di pensare alla fotografia e cominciare ad ascoltare quello che succede. Come cambia il corpo quando ti muovi, quando rallenti, quando ti fermi; come una posizione che sembrava strana diventa naturale, o un gesto che non avevi previsto prende improvvisamente senso. Non c’è bisogno di costruire ogni cosa prima. Possiamo seguire quello che arriva, lasciargli un po’ di spazio e vedere dove ci porta. A volte la fotografia nasce proprio lì, quando non stai più cercando di fare una fotografia ma sei semplicemente dentro a quello che stai vivendo.

Possiamo anche sbagliare.

Non tutte le fotografie riusciranno e va bene così. Possiamo fare una cosa che sembrava giusta e scoprire che non lo è, oppure trovare qualcosa proprio mentre stavamo cercando tutt’altro. Un movimento troppo veloce, un gesto inatteso, una posizione che non avevamo previsto possono portarci da un’altra parte. Non dobbiamo sapere prima dove arriveremo. A volte è proprio quando smettiamo di cercare di fare bene che troviamo qualcosa che ci assomiglia.

Quello che rimane sei tu.

Non cerco di costruire una versione migliore di te, né di trasformarti in qualcosa che non sei. Mi interessa quello che può rimanere di questo momento, quando avremo finito e la macchina fotografica sarà tornata nella borsa. Una postura, un gesto, un modo di stare nella luce, qualcosa che magari non avevi mai visto di te e che in una fotografia può diventare improvvisamente riconoscibile. Non sarà necessariamente l’immagine che avevi immaginato quando sei arrivata. Potrebbe essere qualcosa di molto più semplice, o qualcosa che non avresti mai pensato di poter vedere. Ma, se funziona, sarà una traccia di te. Di te, in quel momento.

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