Il nudo, il mio linguaggio

 

Il nudo è il mio linguaggio.

Non per mostrare il corpo, ma per cercare ciò che rimane quando si toglie tutto il superfluo.

È una forma di sottrazione estrema, il punto in cui non si può più togliere nulla senza perdere qualcosa di essenziale, qualcosa di profondamente umano.

 

Mari tracce 3

Non cerco di mostrare tutto

Non mi interessa descrivere il corpo in ogni suo dettaglio, né mostrarlo nella sua interezza.

Mi interessa quello che posso fare con la luce, con l’ombra, con il movimento. Come una curva può emergere dal buio, come una linea può interrompersi e scomparire, come un gesto possa raccontare più di una posa costruita.

Il nero, nelle mie fotografie, non è semplicemente uno sfondo. È parte del corpo stesso, entra nella forma, la nasconde, a volte la interrompe.

Non tutto deve essere visibile. Anzi, spesso è proprio quello che manca a rendere un’immagine interessante.

il movimento diventa fotografia
La notte trattiene il respiro

Il corpo e il buio

 

Mi piace quando il corpo non si separa nettamente dallo sfondo, quando i suoi contorni si perdono nel nero e non è più possibile capire dove finisca l’uno e cominci l’altro.

Rimangono frammenti, forme, accenni. Qualcosa si rivela, qualcos’altro resta nascosto.

Non cerco necessariamente una forma perfetta o riconoscibile. Mi interessa quello che può nascere quando smetto di mostrare tutto e lascio che sia la luce a scegliere cosa raccontare.

A volte basta un dettaglio, una postura, un movimento appena accennato.

Il resto può rimanere nell’ombra.

boudoir

Lasciare spazio a chi guarda

Non penso che una fotografia debba spiegare tutto.

Mi piace che davanti a un’immagine rimanga qualcosa da immaginare, che lo sguardo possa fermarsi, tornare indietro, cercare un significato personale.

Quello che vedo io non è necessariamente quello che vedrà un’altra persona. Ed è proprio questo che mi interessa.

La fotografia è mia, nasce dal mio modo di guardare, ma nel momento in cui qualcuno la osserva comincia anche a vivere una vita propria.

Per questo, nella mia ricerca, il nudo è soprattutto una ricerca dell’essenziale. Non del mostrare, ma del lasciare spazio a ciò che ognuno può trovare nell’immagine.

Tracce di te - Sara

Una fotografia non nasce mai da soli

Quando fotografo una persona, parto sempre da un’idea, da una luce che immagino, da una forma che vorrei cercare.

Ma non so mai esattamente dove arriveremo.

La persona che posa non è lì soltanto per eseguire quello che ho in mente. Porta con sé il proprio modo di muoversi, di stare nello spazio, di vivere quel momento. A volte basta un gesto inatteso per cambiare completamente la direzione di una fotografia.

Mi piace sperimentare, provare, cambiare strada. Non tutte le immagini funzionano e non tutto quello che facciamo deve necessariamente diventare una fotografia.

È un lavoro che si costruisce insieme, attraverso la fiducia e la disponibilità a cercare qualcosa che ancora non conosciamo.

Io porto il mio sguardo, la mia esperienza e le mie idee. Chi posa porta la propria presenza.

L’immagine nasce nell’incontro tra queste due cose.

dioniso - sara

Quello che cerco

Non cerco di raccontare come dovrebbe essere un corpo, né di costruire un’immagine che lo renda diverso da quello che è.

Cerco forme, gesti, frammenti di presenza. Qualcosa che possa emergere dalla luce e poi perdersi nel buio, senza bisogno di essere mostrato completamente.

A volte so già cosa sto cercando. Altre volte lo scopro mentre fotografo.

Forse è questo che continua a interessarmi del nudo: la possibilità di togliere, di ridurre, di arrivare a qualcosa di essenziale senza avere la certezza di ciò che troverò.

Perché, alla fine, non si tratta di mostrare un corpo.

Si tratta di vedere che cosa può diventare, quando non c’è più nulla da aggiungere.

Sara Dioniso
UP