Vietnam. La cerimonia del ritratto

Uno dei fil rouge che ho seguito con più curiosità lungo il viaggio in Vietnam è la “cerimonia” del ritratto.
Non è vanità superficiale — o almeno, non solo. È qualcosa di più profondo, quasi un rito.
Testimoniare di esserci stati. Davanti a un tempio, all’ingresso di un negozio, in un vicolo qualunque che per un momento è diventato il centro del mondo.
Ci si trucca, ci si veste — abiti moderni o tradizionali, a volte entrambi nello stesso pomeriggio — e si posa con una serietà che in Occidente abbiamo forse dimenticato di riservare alle fotografie.
Ed è quasi sempre un rito collettivo: c’è chi fotografa, chi si occupa del trucco, chi sistema e aiuta a indossare l’abito, e ovviamente chi posa.
Un modo di abitare il presente che porta con sé strati su strati di passato. O forse: tanti presenti, tanti passati, tutti insieme.
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